La terapia dietetico nutrizionale è uno dei pilastri fondamentali nella gestione della malattia renale cronica (MRC) negli stadi predialitici. In particolare, la restrizione proteica controllata (<0,8 g/kg/die) è riconosciuta da numerose linee guida internazionali come un intervento efficace per ridurre l’accumulo di metaboliti azotati, migliorare i sintomi uremici e ritardare la progressione verso la dialisi.
Ma come stabilire l’intensità della restrizione? Quando evitare di scendere sotto certi livelli? E soprattutto: come garantire una corretta aderenza alla terapia nutrizionale, senza compromettere lo stato nutrizionale complessivo del paziente?
Le evidenze: cosa dicono le linee guida
Le raccomandazioni internazionali concordano sull’importanza di personalizzare il livello di restrizione proteica in funzione dello stadio della malattia e del rischio nutrizionale:
- KDIGO 2020 – Linee guida sulla MRC: suggeriscono un apporto proteico di 0,55–0,60 g/kg/die per pazienti in stadio G4–G5 non in dialisi, in associazione a un elevato apporto calorico (30–35 kcal/kg/die) per prevenire la malnutrizione.
- ESPEN Guidelines (2021): confermano la soglia di 0,6–0,8 g/kg/die, evidenziando l’importanza di un bilancio azotato negativo controllato.
- SIN (2025, PPDTA MRC): sottolineano l’efficacia della restrizione come misura ritardante la dialisi e indicano l’utilizzo di alimenti aproteici come supporto alla compliance.
Quando meno è meglio
La restrizione proteica moderata ha un impatto positivo su:
- Ritardo dell’inizio della dialisi, come dimostrato da studi randomizzati e osservazionali (MDRD Study, Cochrane 2020)
- Riduzione dei sintomi uremici: nausea, astenia, perdita dell’appetito
- Controllo del metabolismo fosfo-calcico e dell’acidosi metabolica
Tuttavia, va sempre contestualizzata: un apporto proteico <0,6 g/kg/die può essere pericoloso in soggetti anziani, fragili, o a rischio di malnutrizione.
Quando meno è troppo
Attenzione ai segnali che suggeriscono la necessità di rivedere l’intervento dietetico:
- Calo ponderale non intenzionale
- Ipoalbuminemia persistente
- Sarcopenia o riduzione della massa magra
- Anamnesi di ridotta assunzione calorica
In questi casi, la priorità è preservare lo stato nutrizionale, anche a costo di ammorbidire la restrizione.
Strumenti di monitoraggio
Per valutare l’efficacia e la sicurezza della restrizione proteica nel tempo è fondamentale monitorare:
- Peso, IMC e trend ponderali
- Albumina sierica e marker prealbumina
- BUN (Blood Urea Nitrogen)
- Adesione alla dieta (diari alimentari, colloqui con dietista)
Il ruolo dei prodotti aproteici
I prodotti aproteici rappresentano un valido supporto per:
- Aumentare la varietà e la palatabilità della dieta
- Coprire il fabbisogno calorico senza eccedere con le proteine
- Migliorare l’aderenza a lungo termine, soprattutto nei pazienti motivati ma con difficoltà pratiche (es. solitudine, scarsa manualità, mancanza di tempo)
Pane, pasta, biscotti e mix per impasti aproteici sono strumenti sempre più utilizzati nei centri di nefrologia clinica e nutrizione.
Conclusioni
La restrizione proteica nella MRC predialisi è un intervento efficace, ma richiede un approccio flessibile, basato su:
- Personalizzazione della terapia
- Supporto educazionale continuo
- Coinvolgimento attivo del paziente
- Uso mirato di alimenti aproteici
📌 Come Apromé, siamo al fianco dei professionisti per fornire strumenti, informazioni e prodotti utili a rendere la terapia nutrizionale più accessibile e sostenibile per ogni paziente.
Bibliografia
- KDIGO 2020 Clinical Practice Guideline for Nutrition in CKD.
Kidney International. 2020;98(1):S1–S104.
https://kdigo.org/guidelines/nutrition/
→ Raccomanda un apporto proteico di 0,55–0,6 g/kg/die per pazienti con MRC stadio 3–5 non in dialisi, con attenta personalizzazione in base a età, stato nutrizionale e rischio di progressione.
- ESPEN Guideline on Clinical Nutrition in Chronic Kidney Disease.
Clinical Nutrition. 2021;40(4):1336–1348.
https://doi.org/10.1016/j.clnu.2021.02.006
→ Conferma l’importanza di una valutazione regolare dello stato nutrizionale e raccomanda di evitare restrizioni eccessive in pazienti fragili o a rischio di malnutrizione proteico-energetica.
- Società Italiana di Nefrologia (SIN).
PPDTA Malattia Renale Cronica – Documento di indirizzo 2025.
→ Propone un approccio condiviso e interprofessionale alla terapia dietetica, con attenzione alla compliance e all’educazione alimentare nel paziente anziano.
- Barsotti G, Cupisti A. Low-protein diets for chronic kidney disease patients: the Italian experience.
BMC Nephrology. 2006;7(1):10.
→ Esperienza clinica italiana che sottolinea il valore delle diete ipoproteiche integrate in programmi educativi a lungo termine.
- Fouque D, Laville M. Low protein diets for chronic kidney disease in non diabetic adults.
Cochrane Database of Systematic Reviews. 2009;(3):CD001892.
→ Revisione sistematica che evidenzia l’efficacia delle LPD nel rallentare la progressione della MRC in pazienti selezionati.