Chi convive con una malattia renale cronica (MRC) sente spesso parlare di potassio.
A volte basta una parola detta di fretta – “attento al potassio” – per generare una lunga lista di dubbi e rinunce.
Molti pazienti arrivano a chiedersi se frutta e verdura siano diventate improvvisamente “pericolose”, se alcuni alimenti vadano eliminati del tutto o se ogni scelta a tavola possa trasformarsi in un errore.
Il risultato, spesso, è confusione, paura di sbagliare e una dieta sempre più ristretta.
Questo articolo nasce per rispondere a una domanda molto concreta: il potassio va sempre evitato nella MRC?
La risposta è più sfumata di quanto si pensi e parte da un concetto chiave: nella malattia renale cronica, contano le persone, non le liste di divieti.
Il potassio è un minerale essenziale per il nostro organismo.
Contribuisce al corretto funzionamento dei muscoli, del cuore e del sistema nervoso. In condizioni normali, i reni regolano il livello di potassio nel sangue eliminando l’eccesso attraverso le urine.
Nella malattia renale cronica, però, questa capacità può ridursi. In alcune fasi della MRC, o in presenza di specifiche condizioni cliniche, il potassio può accumularsi nel sangue.
È per questo motivo che, in certi casi, viene consigliato di prestare attenzione alla sua introduzione con l’alimentazione.
Un punto fondamentale, però, è questo: non tutte le persone con MRC hanno gli stessi livelli di potassio, né le stesse esigenze nutrizionali.
Le principali linee guida nefrologiche, come quelle della KDIGO, sottolineano l’importanza di adattare le indicazioni dietetiche allo stadio della malattia, ai valori ematici e alla situazione clinica individuale.
Questo significa che il potassio non è automaticamente un nemico.
In molte persone con MRC, soprattutto nelle fasi iniziali o quando i valori sono nella norma, non è necessario eliminare grandi gruppi di alimenti. Piuttosto, è utile imparare a gestire quantità, frequenza e modalità di preparazione.
Anche la Società Italiana di Nefrologia ribadisce che restrizioni non personalizzate possono portare a diete sbilanciate e a una riduzione inutile della varietà alimentare, con un impatto negativo sulla qualità della vita.
Nella pratica quotidiana, il primo passo è uscire dalla logica del “tutto o niente”.
Il potassio non si gestisce solo scegliendo cosa mangiare, ma anche come mangiarlo.
Alcuni aspetti pratici che possono fare la differenza:
Ad esempio, la bollitura delle verdure in abbondante acqua (da eliminare a fine cottura) può ridurre il contenuto di potassio rispetto al consumo a crudo o a cotture brevi.
Questo non significa che una verdura sia “vietata”, ma che può essere consumata in modo diverso.
Un altro punto importante è la varietà.
Eliminare completamente frutta e verdura per paura del potassio può portare a una dieta povera di fibre, vitamine e altri nutrienti utili. In molti casi, variare e ruotare gli alimenti è più efficace che escluderli.
Infine, è utile ricordare che il potassio non si trova solo nei cibi “famosi” per contenerlo. Anche alcuni prodotti industriali, sostituti del sale o integratori possono contribuire all’apporto totale, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
Questi errori nascono dal desiderio di fare attenzione, ma possono rendere l’alimentazione più difficile del necessario.
Un confronto mirato può chiarire molti dubbi. Alcune domande utili:
Il dialogo con lo specialista è lo strumento più efficace per personalizzare le scelte.
Nella malattia renale cronica, il potassio non è un divieto automatico, ma un elemento da conoscere e gestire con consapevolezza.
Imparare come funzionano
le indicazioni, invece di subirle, aiuta a ridurre l’ansia e a mantenere un’alimentazione più equilibrata e sostenibile nel tempo.
Ogni persona ha una storia clinica diversa. Orientarsi meglio significa fare scelte più serene, accompagnati dalle informazioni giuste e dal supporto del proprio specialista.
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico o del dietista di riferimento.
Le informazioni contenute in questo articolo si basano su fonti scientifiche e linee guida riconosciute in ambito nefrologico e nutrizionale, tra cui: